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GOOGLE STREET VIEW MAPPA I LABORATORI NAZIONALI DELL’INFN

I quattro Laboratori Nazionali dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare sono da oggi visitabili su Google Maps selezionando l’opzione Street View. I Laboratori Nazionali di Frascati, del Gran Sasso, di Legnaro e del Sud sono i primi centri di ricerca italiani fotografati e “mappati” da Google, un nuovo riconoscimento della eccellenza scientifica dei centri di ricerca dell’INFN che arriva a pochi mesi dall’emissione dei quattro francobolli a loro dedicati. Grazie al servizio Street View sarà possibile entrare virtualmente nelle quattro grandi infrastrutture di ricerca dell’INFN e aggirarsi, con una vista a 360 gradi, tra acceleratori di particelle ed esperimenti alla caccia della materia oscura e degli inafferrabili neutrini.

"L'interesse che Google ha dimostrato per i nostri Laboratori, decidendo di realizzare il primo Street View in Italia dell'interno di strutture di ricerca, ci ha fatto molto piacere, - commenta Fernando Ferroni, presidente dell'INFN - in primo luogo perché è chiaramente un riconoscimento della loro rilevanza scientifica, ma anche perché ci offre l'opportunità di mostrare a tutti con un semplice click che quei luoghi, dove si fa la scienza di frontiera e che spesso nell'immaginario  possono riecheggiare come misteriosi, sono in realtà curate ed efficienti cittadelle dove, nonostante tutte le difficoltà, i nostri ricercatori cercano di lavorare nelle migliori condizioni. E ci auguriamo che questa opportunità di una visita virtuale incuriosisca e sia uno stimolo per a venirci a trovare di persona!", conclude Ferroni.

Per realizzare i quattro tour virtuali sono state scattate circa 1300 immagini panoramiche in sei gironi di riprese in cui i ricercatori dell’INFN hanno collaborato con il personale di Google. Le immagini sono state scattate e raccolte con tecnologie ideate per la Street View: il Trekker, uno zaino da 18kg che monta 15 fotocamere e lavora su piattaforma Android e il Trolley, un’apparecchiatura impiegata in ambienti interni e inizialmente progettata per catturare immagini all’interno dei musei. Una volta raccolte, le immagini sono state elaborate con programmi di computer grafica per ottenere la vista a 360 gradi che caratterizza Google Street View.

Laboratori Nazionali di Frascati – LNF Vai su Google Maps

Fondati nel 1955, sono il primo centro di ricerca nucleare e subnucleare italiano. Ai LNF le attività di ricerca riguardano la fisica subnucleare e nucleare, la fisica delle macchine acceleratrici e della luce di sincrotrone. La caratteristica principale dei LNF è quella di saper costruire gli acceleratori di particelle. Qui fu costruito nel 1957 il sincrotrone (acceleratore circolare) e nel 1960 Ada (Anello di Accumulazione), antenato del gigantesco LHC.

Sito web: www.lnf.infn.it

Laboratori Nazionali del Gran Sasso – LNGS Vai su Google Maps

Sono il più grande centro sotterraneo del mondo in cui si realizzano esperimenti di fisica e astrofisica delle particelle, e astrofisica nucleare. Si trovano a 1400 metri di profondità, sotto il Gran Sasso, dove, grazie alla schermatura della montagna, nel silenzio cosmico, i ricercatori danno la caccia ad alcuni dei fenomeni più rari della natura, a particelle sfuggenti come i neutrini e quelle che compongono la materia oscura, e studiano i processi che avvengono all’interno delle stelle. Proprio per le sue caratteristiche uniche, la mappatura dei LNGS ha richiesto più tempo anche per la difficoltà di geolocalizzazione delle immagini.

Sito web: www.lngs.infn.it

Laboratori Nazionali di Legnaro – LNL Vai su Google Maps

Centro di fama internazionale nel campo della fisica nucleare, sia per ricerche di frontiera sia per la capacità di coniugare efficacemente la ricerca di base con tecnologie avanzate e applicazioni di forte impatto sulla società. Dedicato alla fisica del nucleo, agli acceleratori di particelle, e ai rivelatori di radiazione, dispone di particolari competenze sui trattamenti innovativi delle superfici e si sta dotando di un centro avanzato per lo studio e la produzione di radio farmaci Sito web: www.lnl.infn.it

Laboratori Nazionali del Sud – LNS Vai su Google Maps

Istituiti nel 1976, a Catania, sono prevalentemente orientati allo studio della fisica nucleare e della fisica astroparticellare. Il più suggestivo dei nuovi progetti è l’osservatorio sottomarino per neutrini KM3NET. Presso i LNS sono attivi un centro per la cura del melanoma oculare e un laboratorio di analisi di reperti storico- archeologico attraverso tecniche non distruttive. Sito web: www.lns.infn.it

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L’Australia ‘prepara’ il suo Gran Sasso

phoca_thumb_l_dama1_lngs_infnL'Australia ha avviato un ambizioso programma scientifico che avrà lo scopo di catturare le enigmatiche particelle di materia scura. Il progetto è stato presentato durante il workshop CoEPP-CAASTRO Continue reading

AUSTRALIA, UNA MINIERA D’ORO PER LA MATERIA OSCURA

Stawell, una vecchia miniera di oro, a poco meno di 300 chilometri da Melbourne, potrebbe diventare il primo laboratorio sotterraneo dell’emisfero Sud. Con l’obiettivo scientifico di dare la caccia alla materia oscura, come fanno i fisici ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso (LNGS – INFN), e di replicare l’esperimento Dama/Libra che prende dati ai LNGS dal 2008. Per discutere questa possibilità una delegazione di scienziati italiani, tra cui Antonio Masiero, vicepresidente dell’INFN, e Stefano Ragazzi, direttore dei LNGS, ha visitato il sito e incontrato le rappresentanze locali. Dama/Libra è un esperimento che misura fluttuazioni stagionali che dovrebbero manifestarsi nei flussi di materia oscura, dovute alla rotazione terrestre attorno al Sole e che dovrebbero quindi trovare corrispondenza in luoghi la cui alternanza stagionale è invertita. Costruire una nuova infrastruttura di ricerca nell’emisfero australe sarebbe quindi un’opportunità per verificare i risultati finora ottenuti da Dama/Libra. Ma il nuovo laboratorio potrebbe essere interdisciplinare e ospitare anche esperimenti di astrofisica, rivelazione dei neutrini, biologia, geoscienze e ingegneria.

Su Symmetry

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Al via il festival della scienza a Genova: una selezione di eventi

 http://www.festivalscienza.it/site/home/programma.html Venerdì 24 ottobre, ore 21, Palazzo Ducale, Sala del Maggior Consiglio LA PARTICELLA DI DIO  (Conferenza /Spettacolo, introducono il Presidente INFN Prof. Fernando Ferroni e Manuela Arata)   Sabato 25 ottobre, ore 16, Galata Museo del mare, Auditorium COMIC&SCIENCE@CERN  (Incontro con Nadia Pastrone, Tuono Pettinato, modera Andrea Plazzi)   Lunedì 27 ottobre, ore18, Palazzo Ducale,… Continue reading

“MEET INFN” AL FESTIVAL DELLA SCIENZA DI GENOVA

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Apre oggi il Festival della Scienza di Genova, manifestazione ricchissima di eventi che riunisce ogni anno nel capoluogo ligure centinaia di appassionati, scienziati e comunicatori. L’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare partecipa con “Meet Lhc” un’installazione dedicata a LHC (per il sessantesimo compleanno del Cern) allestita in Piazza de Ferrari e con cinque conferenze dedicate al grande pubblico. Al festival verrà inoltre proiettato in anteprima nazionale il film “la particella di Dio – Particle fever”.

Ecco il calendario degli appuntamenti:

24 ottobre ore 21 – Palazzo Ducale

Anteprima nazionale del Film “La particella di Dio – Particle fever” - Interviene Fernando Ferroni, presidente INFN

il film è distribuito da Feltrinelli Real Cinema e Laeffe

25 ottobre – Galata Museo del Mare, Auditorium

CONFERENZA: Comic&science @CERN

Un fumetto di Tuono Pettinato sulla natura del tempo

Partecipano: Nadia Pastrone ricercatrice dell’INFN di Torino, il fumettista Tuono Pettinato, modera: Andrea Plazzi

Sabato 25 ottobre alle 21.30: in streaming su www.telecomitalia.com/scienzainweb  

#Italiax10 - La Scienza non ha tempo -

10 ricercatori x10 minuti- conduce Marco Cattaneo.

 Con Riccardo Musenich, - ricercatore presso la Sezione di Genova dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare

27 ottobre, alle 18:00 Palazzo Ducale,

LECTIO MAGISTRALIS: Scudi magnetici per viaggi interplanetari

Con Roberto Battiston, Presidente ASI e Riccardo Musenich, ricercatore dell’INFN di Genova.

29 ottobre ore 14:30 palazzo della Borsa

 DIALOGO INTERNAZIONALE: L'eco del Big Bang: cosa sappiamo e come la cerchiamo

 Matteo Barsuglia – CNRS, Eric Chassande-Mottin CNRS, Eugenio Coccia GSSI E INFN, Stavros Katsanevas- IN2P3/CNRS, modera: Gianluca Gemme -INFN

31 ottobre ore 11 – Palazzo Ducale

CONFERENZA: I confini del Tempo - Verso l'infinito e oltre!

 Con Mauro Dorato professore di filosofia alla Sapienza , Antonio Masiero vicepresidente INFN Ufficio Comunicazione

 Durante la conferenza verrà distribuita la rivista di divulgazione dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), «Asimmetrie» (www.asimmetrie.it), dal tema “Tempo”.

31 ottobre ore 16 - Palazzo Ducale,

 CONFERENZA: La macchina del Tempo, CERN. 60 anni di scoperte

Con Fabiola Gianotti,esperimento Atlas Sergio Bertolucci, direttore di ricerca del CERN, Antonio Zoccoli, vicepresidente dell’INFN, Maurizio Biasini, addetto scientifico presso la Rappresentanza Permanente d’Italia alle Nazioni Unite a Ginevra, Vincenzo Giori, amministratore delegato di ASG e Sandro Rossi, segretario generale e direttore tecnico del CNAO


 


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ADDIO A TULLIO REGGE

È morto a 83 anni Tullio Regge, fisico teorico e matematico italiano i cui lavori hanno dato contributi fondamentali alla scienza a livello mondiale. Regge si era laureato a Torino e aveva poi conseguito il PhD a Rochester, negli Stati Uniti. Alla fine degli anni Cinquanta introdusse nella teoria degli urti i momenti angolari complessi. Questa idea portò all’introduzione nella fisica delle particelle del concetto di poli di Regge, che è ancora importante nella fisica delle interazioni forti. All’inizio degli anni Sessanta, inventò il cosiddetto calcolo di Regge nella relatività generale, basato sulla ‘discretizzazione’ dello spaziotempo: anche questa un’idea ancora molto importante e utilizzata. Si è occupato poi di vari problemi di relatività generale, di sistemi quantistici vincolati, di vortici quantistici, di supergravità. Ha persino studiato le simmetrie matematiche di molecole a forma icosaedrica, prima che venisse scoperto il fullerene. Ha scritto anche importanti lavori in teoria dei gruppi. È stato per molti anni membro dell’Institute for Advanced Study di Princeton. Ha lavorato all'Università e al Politecnico di Torino, e per un periodo anche al CERN di Ginevra. Per l'alto valore della sua attività, Regge ha ricevuto molti riconoscimenti internazionali, tra cui nel 1996 la Medaglia Dirac. “Con Regge la fisica italiana, in particolare, e la fisica teorica mondiale, più in generale, perdono uno dei grandi protagonisti, che – sottolinea Antonio Masiero, fisico teorico e vicepresidente dell’INFN – ha operato proprio a cavallo delle due grandi rivoluzioni della fisica teorica del secolo scorso: la relatività generale e la meccanica quantistica”. “Per la meccanica quantistica – prosegue Masiero – Regge ha suggerito una teoria veramente innovativa per descrivere le forze nucleari forti tra particelle, nota come teoria dei poli di Regge, e questa ha dato l’avvio poi al modello di Gabriele Veneziano che, a sua volta, ha favorito lo sviluppo della teoria delle stringhe.  Nel campo della relatività generale Regge ha formulato un nuovo modo di risolvere l’equazione di Einstein dell’evoluzione dell’universo con la teoria della gravità discreta. Inoltre, insieme a John Wheeler, Regge ha dato contributi fondamentali allo studio dei buchi neri, in particolare con l’equazione nota come equazione di Regge-Wheeler”. “Ma è giusto ricordare che Regge, – conclude Masiero –  oltre che grande studioso e fisico teorico, ha sempre curato molto l’aspetto della divulgazione scientifica, alla quale si è dedicato con talento e passione, producendo un gran numero testi divulgativi, che sono stati per molti giovani, tra cui mi conto anch’io, importanti per avvicinarli e interessarli al mondo della fisica”.
Personaggio dotato di grande intraprendenza ed eclettismo, oltre alla sua passione per la fisica, Regge ha curato molti altri interessi: è stato uno dei pionieri della computer art e anche un designer, un attivista politico e un tenace combattente per i diritti dei disabili.

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Il metro cubo più freddo dell’universo

cuore_fotoUn record ottenuto grazie allo strumento CUORE ai Laboratori del Gran Sasso, portando una struttura di rame del volume di un metro cubo alla temperatura di 6 millikelvin: è la prima volta che un esperimento riesce a raggiungere una temperatura così prossima allo zero assoluto (0 Kelvin) con una massa ed un volume di questa entità Continue reading

IL METRO CUBO PIÙ FREDDO DELL’UNIVERSO

Comunicato stampa:  L’esperimento CUORE che si trova ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN ha ottenuto un record mondiale portando una struttura di rame del volume di un metro cubo alla temperatura di 6 millikelvin: è la prima volta che un esperimento riesce a raggiungere una temperatura così prossima allo zero assoluto (0 Kelvin) con una massa ed un volume di questa entità. La struttura di rame così raffreddata, pari a circa 400 kg, è stata per 15 giorni, il metro cubo più freddo dell’Universo. CUORE (acronimo per Cryogenic Underground Observatory for Rare Events) è un esperimento ideato per studiare le proprietà dei neutrini che vede un’importante collaborazione tra Istituto Nazionale di Fisica nucleare e Università di Milano-Bicocca per la realizzazione del sistema criogenico necessario per raffreddarne i rivelatori. In particolare, l’esperimento cerca un fenomeno raro chiamato doppio decadimento beta senza emissione di neutrini. Rivelare questo processo consentirebbe, non solo di determinare la massa dei neutrini, ma anche di dimostrare la loro eventuale natura di particelle di Majorana fornendo una possibile interpretazione dell’asimmetria tra materia e antimateria che caratterizza il nostro Universo. Cuore è progettato per lavorare in condizioni di ultrafreddo: è infatti composto da cristalli di Tellurite impiegati come bolometri (rivelatori di radiazione) e progettati per funzionare a temperature di circa 10 millikelvin, cioè dieci millesimi di grado sopra lo zero assoluto. 

“Si tratta di un risultato importante che testimonia come la scienza italiana raggiunga un solido primato nella tecnologia del ultrafreddo grazie all’integrazione e alla collaborazione tra ricerca, università e aziende. - commenta Carlo Bucci, ricercatore INFN e Spokesperson italiano di CUORE - La temperatura raggiunta nel criostato dell’esperimento, 6 millikelvin, equivale a -273,144 gradi centigradi, una temperatura vicinissima allo zero assoluto pari a -273,15 centigradi. Nessuno ha mai raffreddato a queste temperature una massa di materiale ed un volume simili.”

“Il criostato di CUORE – spiega Angelo Nucciotti, docente di fisica nucleare dell’Università di Milano-Bicocca e responsabile della progettazione del criostato - è unico al mondo non solo per dimensioni e potenza refrigerante ma anche perché, grazie all’utilizzo di materiali appositamente selezionati e di speciali tecniche costruttive, garantisce che l’esperimento si svolga in un ambiente con bassissimi livelli di radioattività. Una volta completo, il rivelatore sarà racchiuso in una copertura di piombo antico di età romana, un materiale caratterizzato da una radioattività intrinseca estremamente bassa che fungerà da schermo.”

La sfida tecnologica posta dalla necessità di raffreddare a pochi millikelvin l’intera massa (quasi 2 tonnellate) dei rivelatori e della struttura in rame che li contiene in un criostato con contaminazioni radioattive minime è stata possibile grazie a una forte collaborazione con partner industriali di altissimo livello come l’olandese Leiden Cryogenics BV, che ha prodotto il refrigeratore a diluizione più potente al mondo, e l’italiana Simic SpA, che ha curato la realizzazione degli schermi in rame del criostato. Il raffreddamento è stato completato, per la prima volta, nel settembre 2014 da un team di ricerca internazionale guidato da Paolo Gorla dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso. Il sistema criogenico di Cuore è stato finanziato interamente dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e si basa su una tecnologia di frontiera chiamata “cryogen free” che evita l’impiego dell’elio liquido in quanto risorsa non rinnovabile. Questo eccezionale risultato è stato raggiunto a conclusione di quasi dieci anni di attività di progettazione, costruzione ed ottimizzazione del complesso apparato. Il coordinamento del team di ricerca che ha progettato il sistema criogenico è stato affidato all’Università di Milano-Bicocca.

CUORE è una collaborazione internazionale formata da circa 130 scienziati provenienti da trenta istituzioni in Italia, USA, Cina, Spagna e Francia. Per l’INFN partecipano le sezioni di Milano-Bicocca, Bologna, Genova, Padova, Roma La sapienza, e i Laboratori Nazionali INFN del Gran Sasso, di Frascati e di Legnaro. Il futuro Una volta completato Cuore sarà composto da 1000 cristalli di Tellurite e dovrà raffreddare una massa totale di quasi 2 tonnellate. Il rivelatore sarà inoltre schermato con circa 5 tonnellate di piombo romano.   Guarda la gallery

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